Museo Civico Archeologico del Distretto Minerario


Musei

Museo Civico Archeologico del Distretto Minerario

Orari

Aperto tutti i giorni fino al 31 ottobre:
- Giugno e settembre:
9.30-12.40; 16.00-19.30
- Luglio e agosto: 10.00-12.00; 18.00-23.00

Dove

Piazza Giuseppe Mazzini, 57038 (o via delle cantine 10a), frazione Rio Elba, Comune di Rio (LI)

Contatti

www.parcominelba.it
0565 939227

www.visitrio.it

Il Museo Archeologico del Distretto Minerario si trova a Rio nell'Elba, in un edificio moderno sotto la suggestiva terrazza del Barcocaio. Il nome trae origine da una forma dialettale riese perché sorge nel luogo dove crescono diversi albicocchi, detti appunto “barcochi”. All’interno è raccontata la storia più antica del distretto minerario dell’Elba orientale a partire dagli albori del suo sfruttamento, durante l’Età del Rame, sino al Medioevo. Il Museo Archeologico del Distretto Minerario è, assieme al Museo Minerario, uno dei punti centrali di divulgazione dei contenuti culturali del Parco Minerario dell’Isola d’Elba.

La collezione

Nel Museo Archeologico del Distretto Minerario sono esposti i reperti eneolitici (fine del III e inizi del II millennio a.C.) delle circa 90 deposizioni nella sepoltura collettiva della Grotta di San Giuseppe, suddivisi per tipologie: vasi a fiasco con una o due anse, vasi a corpo biconico, ovoidale e ellissoidale, ciotole e tazze con ansa soprelevata; inoltre punte di freccia di selce importata e di diaspro locale; punte in osso e pugnali a lama piatta di rame con elevata presenza di arsenico. Lo scavo delle necropoli eneolitiche ha permesso di ricostruire dinamiche sociali molto attive per questo periodo, legate al recupero del rame da filoni di superficie, agricoltura e pastorizia. I gruppi sociali erano di piccole dimensioni e la scelta di disporre le necropoli in ripari, presumibilmente associate ad abitati non distanti, lascia presuppore un’elevata conflittualità interna, motivata anche dal generico benessere diffuso.

Il Museo conserva anche i materiali dell’età del Bronzo e della prima età del ferro della collezione di Raffaello Foresi, alcuni corredi etruschi arcaici ed i corredi ellenistici della necropoli del Buraccio: caratteristica peculiare dei contesti elbani è la lunga continuità d’uso, legata tanto allo sfruttamento delle risorse territoriali, quando alle esigenze di difesa e controllo di un territorio assai ambito.

L’esposizione comprende anche alcuni reperti provenienti da San Bennato presso Cavo, impianto per l’attività estrattiva, situato vicino alla spiaggia e parte integrande del sistema di sfruttamento delle risorse minerarie che ebbe il suo massimo sviluppo in piena età repubblicana, dalla prima metà del II secolo a.C. agli inizi del I sec. a.C. Qui gli scavi hanno restituito resti di forni, di vasche e di canali per il lavaggio del minerale che si ipotizza furono parte del sistema produttivo a sostegno dello sforzo espansionistico romano alla vigilia della II guerra punica: il distretto minerario dell’Elba doveva estrarre e realizzare la prima riduzione del minerale per poi spedire i semilavorati nell’Etruria interna per la forgiatura delle armi che avrebbero sconfitto Annibale e piegato il Mediterraneo intero.

In età romana i rinvenimenti subacquei di Cavo e di Porto Azzurro, testimoniano l’importanza delle rotte che connettevano il distretto minerario al resto dell’isola (spostamento di merci e minerali grezzi per la fusione negli impianti) ed al continente (commercio di prodotti agricoli e semilavorati in ferro).

Successivamente, dalla metà del I secolo a.C., l’Elba e le altre isole dell’Arcipelago condividono la sorte di privilegiate sedi di lussuose residenze per i ricchi Romani. Così anche a Capo Castello, punta nord-orientale dell’isola e luogo più prossimo al continente, sorge una delle tre ville marittime elbane. I resti, già ricordati nella letteratura antiquaria tra Sette e Ottocento, sono ora nascosti tra la vegetazione e le costruzioni moderne, ma il percorso del Museo ne fornisce una descrizione aggiornata ai recenti scavi e mostra i materiali recuperati.

La ripresa dello sfruttamento della vena del ferro avvenne nel Medioevo sotto il controllo della Repubblica di Pisa, quando a ridosso dell’area mineraria sorsero il paese di Rio e di Grassera. Quest’ultimo, distrutto nel 1534 da un’incursione del pirata Barbarossa e abbandonato, è stato oggetto di recenti ricerche archeologiche. Gli scavi hanno fornito materiali e informazioni che illustrano la vita in una casa con laboratorio metallurgico.
Gli oggetti della vita quotidiana di Grassera, il villaggio abbandonato e scomparso, concludono il percorso museale ma la storia continua nel paese di Rio, che accolse i sopravvissuti alla distruzione turco-barbaresca.

La sede

Sede del Museo Civico Archeologico del Distretto Minerario

sede-pinacoteca-foresiana Il Museo Archeologico del Distretto Minerario si trova a Rio nell'Elba, in un edificio moderno ... Info

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Info

Biglietti

Intero € 7,00
Ridotto € 5,00 (dai 4 ai 12 anni)

Biglietto cumulativo (Museo Archeologico e Museo Minerario)
Intero € 9,00
Ridotto € 6,00 (dai 4 ai 12 anni)

Servizi

Visite guidate prenotabili in lingua italiana e inglese.

Accessibilità

Il museo è parzialmente accessibile a persone con disabilità.
Sono disponibili audioguide per bambini e adulti, in italiano e in inglese.

Come arrivare

Il Museo si trova nel centro del paese, sotto la terrazza panoramica del Barcocaio, raggiungibile scendendo da Piazza del Popolo verso sinistra.

Per saperne di più

Bibliografia

  • Alderighi L., et alii 2103, Elba centroorientale: gli insediamenti antichi di Monte Moncione e Cima del Monte, in Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, Firenze, pp. 67-83.
  • Cambi F., Cavari F., Mascione C., 2009, Materiali da costruzione e produzione del ferro. Studi sull’economia populoniese fra periodo etrusco e romanizzazione, Bari.
  • Cambi F., Corretti A., Pagliantini L., c.d.s., AITHALE. Per una ripresa della ricerca archeologica all’isola d’Elba, in “Atti del XXVIII Convegno di Studi Etruschi ed Italici”,  (Bastia-Aleria-Piombino-Populonia 2011).
  • Cocchi Genick et alii 1996 = Cocchi Genik D., Grifoni Cremonesi R., Negroni Catacchio N., Perazzi P., Sarti L. 1996, Eneolitico, in Martini F., Sarti L., Pallecchi P. (eds.), La ceramica preistorica in Toscana, Firenze, 48-66.
  • Grifoni Cremonesi R. 2001 (ed.), La Grotta San Giuseppe all’Isola d’Elba e l’eneolitico inToscana, Origines, Istituto Italiano di Preistoria e Protostoria, Firenze.
  • Pagliantini L., 2019, Aithale, l’Isola d’Elba. Territorio, paesaggi, risorse, Bari.
  • Zecchini M. 1968c, Lo sfruttamento minerario dall’Eneolitico all’Età del Ferro e la problematica dei tempi protostorici all’Isola d’Elba, ArchAntrEtn, XCVIII, 199-206.

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